STEP #04 - Il principio fisico

Diversi scienziati prima di Niépce si interessarono alla fotografia, infatti già nel 1727 Schulze aveva scoperto che alcuni sali d’argento diventavano scuri se esposti alla luce. Successivamente attorno al 1800, Wedgwood compì degli esperimenti appoggiando dei disegni fatti su vetro sopra carta ricoperta con nitrato d’argento: tale carta, esposta alla luce, diventava scura lentamente, tranne che nei punti dove i tratti del disegno impedivano alla luce di passare. Con questo procedimento Wedgwood riuscì a riprodurre sulla carta trattata al nitrato d’argento disegni fatti sul vetro, ma non trovò il modo di fissare l’immagine: col tempo, infatti, la carta diventava nera anche nelle zone non esposte alla luce.

Tuttavia, Niépce non era a conoscenza di questi tentativi così iniziò a fare esperimenti nel campo della litografia con lo scopo di trovare un metodo che consentisse di fissare direttamente le immagini sula lastra litografica senza l’intervento dell’incisore. Nel 1816 riuscì a fissare su carta sensibilizzata con cloruro d’argento le immagini prodotte da una camera oscura. Nelle “fotografie” che ottenne notò, però, che i toni erano invertiti: aveva, infatti, ottenuto i primi negativi.

Niépce cercò allora di trovare una sostanza che fornisse direttamente un’immagine positiva. Verso il 1822 provò con il bitume di Giudea, un derivato dell’asfalto usato per vernici che normalmente viene sciolto dall’olio di lavanda ma che, se esposto alla luce, schiarisce e diventa duro e insolubile. Dapprima Niépce rese traslucida una stampa ungendola, la depose su una lastra di vetro ricoperta di bitume e olio di lavanda ed espose il tutto alla luce. I tratti scuri della stampa schermavano la luce, mentre quelli chiari la lasciavano passare, di modo che, quando la lastra veniva poi lavata in una soluzione di olio di lavanda e trementina, le zone corrispondenti ai suoi tratti scuri, che erano rimaste sensibili, venivano asportate, mentre quelle corrispondenti ai tratti chiari, che si erano schiarite ed erano diventate insolubili, rimanevano fissate sulla lastra stessa. Con lo stesso procedimento, ma sostituendo la lastra di vetro con una di peltro, Niépce realizzò, usando una camera oscura dotata di diaframma a iride e ricorrendo a una posa di otto ore, la prima fotografia della storia, dove le luci esano rappresentate dal bitume e le ombre dal peltro, lui la chiamò eliografia.

Camera oscura con diaframma a iride
 realizzata da Joseph Nicéphore Niépce

Vari tipi di fotocamere
di epoche diverse

Il procedimento di Niépce si è evoluto nel tempo fino ad arrivare ai giorni  nostri, ma l’evoluzione tecnologica non ha però variato di molto il  processo fisico che ne sta dietro. Lo strumento utilizzato ora è  la fotocamera, la quale è uno strumento ottico idoneo alla ripresa fotografica e la resa di immagini di oggetti reali. Tali immagini, immagazzinate sia su supporti analogici (pellicola fotografica) che digitali (schede di memoria di qualsiasi formato), possono essere stampate su supporti materiali cartacei.

Indipendentemente dalla natura del supporto di immagazzinamento, la tecnica di produzione della fotografia è sempre l'elaborazione di un segnale luminoso convogliato nel dispositivo attraverso una lente che inquadra il soggetto da riprendere.




Sitografia
(Area Shoot World): La prima fotografia nella storia: Joseph Nicéphore Niépce, https://bit.ly/3op7UEc
(Fiaf.net): L’eliografia – di Enrico Maddalena, https://bit.ly/3qEJXf9
(Fotografia Moderna): Come funziona una fotocamera, https://bit.ly/3HrLn2k

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